Dopo i paletti dell’Anvur ecco l’identikit del nuovo ciclo di dottorato

Giu 21, 2016 | Posted by in News, Università | 0 comments

Gli atenei italiani sono stati impegnati il mese scorso nelle procedure di accreditamento del dottorato per il XXXII ciclo proprio mentre l’Anvur licenziava in via definitiva le nuove linee guida per il XXXIII ciclo già definita in data 8 febbraio 2016. Pur nella forte continuità con i criteri e gli indicatori adottati in passato, il nuovo documento dell’Anvur introduce modifiche ed integrazioni che riguardano in particolare: la necessità di assegnare un peso maggiore alla figura del coordinatore;l’acquisizione di maggiori informazioni sulla didattica dottorale; il rispetto della differenza tra dottorati di area bibliometrica e non bibliometrica; l’introduzione di criteri che permettano di supplire alla Vqr man mano che i risultati si allontanano nel tempo.

I paletti per il nuovo ciclo

Tutte le innovazioni introdotte per il XXXII ciclo sono state confermate anche per il XXXIII ciclo, per il quale, però, sono previsti anche i seguenti vincoli: la presenza di un Collegio dei Docenti composto da almeno sedici docenti, di cui non più di un quarto ricercatori, appartenenti ai macrosettori coerenti con gli obiettivi formativi del corso;il ruolo di ccoordinatore assegnato ad un professore dell’ateneo che promuove il dottorato;la copertura di almeno il 50% del Collegio da parte di docenti che prestano servizio nell’Ateneo che promuovono il dottorato. Si segnala tuttavia che il riferimento normativo per l’accreditamento, allo stato attuale, rimane il Dm 45/2013, come indicato nelle stesse linee guida dell’Anvur. Pertanto, benché siano state introdotte modifiche e integrazioni rispetto alle precedenti linee guida, le Scuole ad ordinamento speciale continueranno a non dover garantire la presenza di un collegio di almeno sedici docenti fino a che non verrà modificata la normativa. In questo quadro le scuole ad ordinamento speciale si stanno già organizzando per recepire le nuove indicazioni e merita una particolare segnalazione il dottorato della Scuola Imt Alti Studi Lucca che si prepara a selezionare 34 tra i migliori studenti da tutto il mondo.

Il caso del dottorato all’Imt di Lucca

C’è tempo fino a Mercoledì 13 Luglio per partecipare al bando di ammissione . Un numero di docenti strutturati non ampio non impedisce di garantire un’offerta adeguata. Gli studenti possono scegliere tra quattro curricula: informatica e ingegneria dei sistemi, economia, management e data science, neuroscienze sociali e analisi e management dei beni culturali. Ogni curricula avrà una dotazione minima di borse (6) in modo da garantire la funzionalità e lo sviluppo delle varie attività. Il resto delle borse verrà assegnato esclusivamente in base alla graduatoria di merito quindi indipendentemente dal curriculum in cui si vanno a collocare. All’interno di questi ambiti si intersecano vari percorsi di specializzazione, multidisciplinari e integrati, si potrà seguire il proprio curriculum arricchendolo con lezioni e seminari delle altre aree. Si può ricordare che per lo scorso ciclo di dottorato sono state presentate quasi 2000 domande da tutto il mondo provenienti da 113 paesi stranieri per una trentina di posti, un record assoluto. La Scuola Imt garantisce per l’intera durata del dottorato, oltre alla borsa di studio ministeriale, il soggiorno gratuito nel campus residenziale, l’accesso alla mensa, la possibilità di usufruire di soggiorni all’estero in aggiunta a quelli previsti normalmente, la possibilità di svolgere periodi di lavoro in Italia e all’estero durante lo svolgimento del programma. Per accedere a Imt è obbligatoria una buona conoscenza dell’inglese, lingua in cui
si svolgono tutti i corsi del programma di dottorato. Agli allievi stranieri sono inoltre messi a
disposizione corsi di insegnamento della lingua italiana. Dei 135 allievi presenti in questo
momento a Imt ben 52 (il 38,5 per cento) sono stranieri. Infine dato fondamentale per il XXXII
ciclo il programma di dottorato si è arricchito di un nuovo curriculum quello in Cognitive,
Computational and Social Neurosciences che rappresenta una assoluta novità nel panorama del
dottorato in Italia e che consente di intrecciare molteplici discipline garantendo anche una
migliore offerta nel panorama internazionale.

L’articolo è stato scritto dal dott. Vincenzo Tedesco e pubblicato su Scuola24 in data 20.06.2016

Piano integrato per gli Atenei; ecco perché è un’occasione

Mag 13, 2016 | Posted by in Approfondimenti, Università | 0 comments

Sono di nuova emanazione le linee guida per la gestione integrata del ciclo della performance
che l’Anvur ha predisposto per razionalizzare i diversi vincoli normativi gravanti sugli atenei
che, frutto di differenti disposizioni succedutesi nel tempo, avevano finito per costituire un
quadro frammentato e disorganico di meri adempimenti. Non è infrequente che il legislatore, a
fronte di esigenze specifiche o impellenti, emani disposizioni settoriali senza riuscire a
mantenere una coerenza complessiva nel quadro delle norme che impattano su un determinato
settore o categoria di soggetti. Il caso della misurazione delle performance degli atenei statali ne
costituisce un esempio in quanto, fin dal 2005 era stato previsto il concetto di programmazione
strategica triennale, successivamente con il Dlgs 150/2009 (cosiddetta legge Brunetta) era
comparsa la logica della valutazione della performance delle pubbliche amministrazioni a livello
organizzativo ed individuale e ancora con la legge 190/2012 venivano inserite le disposizioni in
materia di prevenzione della corruzione.
L’innovatività del Piano
In realtà esiste un unico filo conduttore che unisce questi aspetti apparentemente disgiunti: la
performance che gli atenei, pur nella tutela delle garanzie di autonomia e indipendenza
riconosciute a livello costituzionale (cosiddetta autonomia responsabile), sono chiamati a
realizzare al pari delle altre pubbliche amministrazioni. Le nuove linee guida costituiscono una
tappa fondamentale verso un passaggio di integrazione che parte dalla visione strategica
determinata dall’organo di programmazione e indirizzo politico degli atenei, il Consiglio di
amministrazione, e attraversa le aree istituzionali della didattica, della ricerca e della cosiddetta
terza missione, mantenendo la possibilità di declinare ulteriori ambiti specifici su cui ciascun
ateneo è disposto a misurare i propri risultati. Il vero aspetto innovativo risiede nella visione
unitaria che il documento di programmazione chiamato Piano integrato potrà realizzare sulla
performance, la trasparenza e l’anticorruzione, nella considerazione che gli ultimi due aspetti
costituiscono solo diverse prospettive del primo. Non di meno, il Piano integrato si propone di
misurare essenzialmente la performance amministrativa, pur traendo origine dalla strategia
complessiva dell’ateneo, misurata dall’insieme di azioni e attività realizzate a supporto delle
missioni istituzionali dell’ateneo stesso.
Le sezioni del modello
Il modello proposto prevede, dopo l’inquadramento strategico dell’ateneo, l’esposizione della
performance organizzativa che costituisce ambito di azione del Direttore generale quale organo
di trasmissione della volontà strategico-politica dell’ateneo verso gli obiettivi strettamente
operativi. Una specifica sezione, che risponderà alle direttive dell’Anac, sarà dedicata alla
prevenzione della corruzione, con l’individuazione delle aree di rischio e le misure previste per
la relativa mitigazione. Un’altra sezione riguarderà comunicazione e trasparenza, per esporre la
strategia comunicativa dell’ateneo e per accogliere le indagini sul benessere organizzativo,
nonché le attività con ricaduta sociale e le politiche di qualità attuate. Una ulteriore sezione
riguarderà la performance individuale attraverso il sistema di valutazione e incentivazione del
personale addetto alle attività tecnico-amministrative. Si tratta di un’occasione storica per gli
atenei per andare finalmente oltre al semplice adempimento burocratico e poter realizzare un
piano realmente efficace con l’intento di creare una visione unitaria degli indirizzi e degli
obiettivi strategici rispetto alle varie componenti che operano all’interno degli atenei e alle
risorse a disposizione.

L’articolo è stato scritto dal dott. Domenicali e pubblicato da Scuola24 il 27.05.2015

Contabilità economico-patrimoniale; il MIUR aggiorna il manuale operativo

Mag 13, 2016 | Posted by in News, Università | 0 comments

Era noto fin dalla prima versione che il Manuale tecnico-operativo a supporto delle attività
gestionali degli atenei, transitati alla contabilità economico-patrimoniale, avrebbe subito
progressive integrazioni nel corso del tempo. Con nota del 21 marzo il Miur ha trasmesso in
visione agli atenei una nuova versione del documento che si arricchisce di ulteriori fattispecie
relative a immobilizzazioni immateriali e materiali, patrimonio netto, liberalità, valutazione
commesse e progetti di ricerca, contributi annuali e pluriennali. Per chi opera nell’ambito
contabile si tratta di indicazioni attese e auspicate nell’ottica dell’uniformità dei comportamenti
in sede di rilevazione delle operazioni contabili e valorizzazione delle poste di bilancio. Ma
anche per chi assume ruoli attivi nella gestione, dai rettori ai direttori generali passando per
tutto il Consiglio di amministrazione, la valutazione delle diverse poste contabili assume
rilevanza cruciale specie se dal risultato inevitabilmente ne deriva, come peraltro già oggi
avviene, un giudizio sulla gestione complessiva.
Le principali novità
Dalla lettura del documento appare la volontà di ancorare le valutazioni contabili a principi
ragionevoli e il più possibile univoci per gli atenei anche al probabile fine di favorirne la
possibilità di una valutazione comparata. L’intento si evince chiaramente ad esempio dalla
previsione di aliquote d’ammortamento sostanzialmente univoche per le varie categorie di
immobilizzazioni immateriali e materiali o dalla previsione di inquadrare tutti i beni di terzi,
ancorché accompagnati da diritti di concessione o d’uso perpetui e gratuiti, nei conti d’ordine. Si
rileva inoltre quanto la nuova versione del Manuale si spinga a suggerire comportamenti
particolari in presenza di operazioni contabili straordinarie quale quella del passaggio dal
sistema finanziario a quello economico-patrimoniale. In tal caso viene suggerito con opportune
motivazioni di procedere alla scrittura di un risconto passivo che sterilizzi progressivamente nel
tempo le quote d’ammortamento dei beni acquistati e spesati in regime di contabilità finanziaria
sempre che l’ateneo non abbia fatto ricorso all’indebitamento in quella sede. Certamente la
questione non mancherà di sollevare molte discussioni all’interno della dottrina aziendalistica
pubblica in quanto una tale previsione potrebbe essere pacificamente accolta solo in presenza di
una specifica norma che la preveda, come nel caso delle aziende sanitarie pubbliche del Ssn.
Il ruolo della nota integrativa
Fermo restando l’obiettivo di omogeneità, a vantaggio della comparabilità del bilancio dei vari
atenei, eventuali aliquote di ammortamento inferiori o superiori a quelle indicate e
corrispondenti alla vita utile del cespite stimata saranno sempre possibili; in tali casi sarà cura
dell’ateneo dare adeguata giustificazione e rendicontazione in Nota integrativa. Ne deriva che la
nota integrativa rappresenta lo strumento utile per evidenziare eventuali scostamenti
dall’obiettivo dell’omogenea redazione dei bilanci.
Si pensi al costo (o valore di rilevazione) delle immobilizzazioni materiali, sottoposte alla
utilizzazione, deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio, tenendo conto della
residua possibilità di utilizzo in riferimento alle prescrizioni dell’articolo 2426, n. 2, del codice
civile e agli indirizzi del decreto n. 19/2014, con preferenza per l’applicazione di quote di
ammortamento con il metodo costante. Nella Nota integrativa sono esplicitate le percentuali di
ammortamento adottate che, stante l’obiettivo di uniformità delle risultanze delle università, si
suggeriscono corrispondenti a quelle indicate in riferimento alle singole categorie riassunte nel
prospetto che segue che indica anche il relativo range minimo o massimo (indipendente dal
profilo di ammissibilità ai fini fiscali).
Il valore degli acquisti informatici
Indubbiamente con la nuova versione del manuale si realizza un notevole passo in avanti che
merita apprezzamento per lo sforzo e l’analiticità con cui è stato realizzato, l’unico appunto
riguarda semmai il momento in cui arriva a chiarire regole e principi che riguardano in molti
casi il primo impianto della contabilità economico-patrimoniale quando la maggior parte degli
atenei pubblici ha già affrontato questo passaggio negli anni scorsi ed inevitabilmente ha già
effettuato scelte differenziate. Si tratta ora di cercare di ricondurre il sistema ad unità per gli
innumerevoli vantaggi che potranno derivarne per tutti gli attori a partire dal Miur, che rimane
ancora il principale finanziatore del sistema. La palla ora è in mano agli atenei che avranno circa
un mese di tempo per presentare le proprie osservazioni e suggerimenti alla bozza di manuale.
Da segnalare infine anche le questioni di impatto sul sistema di acquisti informatici che,
indipendentemente da qualunque tipo di software e dal criterio di iscrizione nell’attivo scelto,
data la rapidità del processo di obsolescenza tecnologica che lo caratterizza, richiede alla fine di
ciascun esercizio un’analisi critica del futuro utilizzo all’interno dell’ateneo fino a procedere in
casi particolari ad una svalutazione straordinaria del suo valore netto contabile. Tutto ciò anche
ai fini della razionalizzazione per gli acquisti.

L’articolo è stato scritto dal dott. Tedesco e dal dott. Domenicali e pubblicato su Scuola24 in data 25.03.2016

Trasparenza negli acquisti; le pagelle dell’Anac agli atenei

Mag 13, 2016 | Posted by in News, Università | 0 comments

L’Anac, dopo aver accorpato le funzioni dell’ex Avcp (Autorità di
vigilanza sui contratti pubblici), ha previsto l’esecuzione di una serie di controlli automatizzati
sulle pubblicazioni che gli atenei, alla pari delle altre Pa, debbono effettuare nell’apposita
sezione amministrazione trasparente per assolvere alle disposizioni di cui all’art. 1, comma 32
della legge n. 190/2012 (c.d. legge “anticorruzione”). In particolare, si tratta delle situazioni in
cui gli atenei, in qualità di stazioni appaltanti, effettuano acquisti di beni e servizi o esecuzione
di lavori che, con periodicità almeno semestrale, debbono essere pubblicati nel formato Xml.
Gli adempimenti
Per rispettare l’adempimento, che rientra nelle misure previste dalle disposizioni in materia di
prevenzione della corruzione e trasparenza, gli atenei debbono anzitutto trasmettere
all’Autorità, entro il 31 gennaio di ogni anno, esclusivamente mediante Pec (all’indirizzo
comunicazioni@pec.anticorruzione.it), un messaggio attestante l’avvenuto adempimento. Il
messaggio Pec deve riportare obbligatoriamente, nell’apposito modulo Pdf (versione aggiornata
al 15 gennaio 2016), il codice fiscale della stazione appaltante e l’Url di pubblicazione del file Xml
per l’anno di riferimento. Peraltro i messaggi ricevuti attraverso canali diversi dalla Pec dedicata
non sono considerati validi ai fini dell’assolvimento degli obblighi previsti dalla norma e le
relative informazioni non vengono elaborate. In secondo luogo debbono garantire la
pubblicazione sul proprio sito web istituzionale di tutte le informazioni di cui all’articolo 4 della
Deliberazione n. 39 del 2 gennaio 2016 dell’Anac, secondo la struttura e le modalità definite
dall’Autorità. Si tratta, ad esempio, per ciascun acquisto del Cig (codice identificativo di gara),
struttura proponente, oggetto del bando, procedura di scelta adottata, elenco operatori
economici invitati a presentare offerte, aggiudicatario, importo di aggiudicazione, ecc.
I primi esiti
Gli esiti dei primi controlli effettuati dall’Anac in questi primi giorni di febbraio sui dati del 2016
sono pubblicati per ciascuna amministrazione soggetta nell’apposito sito , dove compaiono
anche i dettagli degli eventuali errori rilevati e la data del tentativo d’accesso ai dati. Da qui si
nota un generale rispetto delle procedure nella maggior parte degli atenei. Si evidenzia che gli
errori che sono stati rilevati nei confronti di alcuni atenei dovrebbero portare gli stessi a
ripensare le procedure interne e ad attrezzarsi per evitare le conseguenti sanzioni. È previsto
che l’Anac effettui alcuni ulteriori tentativi d’accesso ai dati nel caso in cui i primi abbiano
restituito esito negativo.
Le conseguenze del mancato o errato adempimento
Il responsabile per la trasparenza, nominato ai sensi dell’articolo 43 del Dlgs 33/2013, controlla
l’adempimento degli obblighi di pubblicazione e di comunicazione all’Autorità previsti dall’art. 1,
comma 32 della legge 190/2012 assicurando la completezza, la chiarezza e l’aggiornamento delle
informazioni pubblicate e comunicate, nonché segnalando all’organo di indirizzo politico,
all’Organismo indipendente di valutazione (Oiv), all’Autorità e, nei casi più gravi, all’ufficio di
disciplina i casi di mancato o ritardato adempimento degli obblighi di pubblicazione. In questo
caso è ben presente una importante funzione del Nucleo di valutazione nel ruolo di Oiv che
dovrebbe determinare un maggiore coinvolgimento nel processo. Va peraltro evidenziato che gli
obblighi di pubblicazione in oggetto non sostituiscono gli obblighi di pubblicazione e le
comunicazioni previste dal Codice dei contratti pubblici e da altre disposizioni normative. In
caso di inadempimento o incompleta pubblicazione sono previste sanzioni a carico del
responsabile fino alla segnalazione alla Corte dei conti. Una riflessione finale è quella di capire
se in concreto questo modello di controllo e questa modalità di verifica possa essere utile per il
rispetto della disciplina del codice degli appalti.

L’articolo è stato scritto dal dott. Alberto Domenicali e dal dott. Vincenzo Tedesco in data 23.02.2016 su Scuola24

Split payment e Iva; come funziona il meccanismo per gli Atenei

Mag 13, 2016 | Posted by in News, Università | 0 comments

E’ datato 23 gennaio il decreto a firma del ministro dell’Economia che scioglie gli ultimi dubbi
circa il nuovo meccanismo del cosiddetto split payment in materia di Iva, introdotto dalla legge
di Stabilità 2015. In realtà il decreto per la maggior parte rappresenta una conferma delle
disposizioni già note, cui sono tenute, dal 1 gennaio 2015, le Pa interessate, relative agli effetti
sui soggetti passivi fornitori, sull’esigibilità dell’imposta e sul versamento della stessa che sarà
effettuato non oltre il 16 del mese successivo a quello di esigibilità, tramite apposito codice
tributo, senza possibilità di compensazione.
Atenei
Per gli atenei che sono già titolari dei conti presso la Banca d’Italia, il versamento avverrà
tramite modello F24 EP approvato con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate
del 28 giugno 2013. L’imposta potrà essere versata anche per ciascun giorno del mese per il
quale si è verificata la condizione di esigibilità nonché per ogni singola fattura pagata. Per le
fatture soggette allo split payment il fornitore (ed è questa una novità che dovrà essere
immediatamente comunicata) dovrà inoltre annotare sulle stesse la dicitura “scissione dei
pagamenti”.
Il meccanismo
Per le fatture rientranti nell’ambito della sfera istituzionale dell’ateneo si dovrà procedere al
pagamento separato dell’imponibile a favore del fornitore e dell’Iva all’Erario mentre per quelle
attinenti la sfera commerciale oltre a mantenere il comportamento descritto si dovrà procedere
all’annotazione delle stesse nei registri Iva entro il 15° giorno del mese successivo all’esigibilità
delle stesse. E’ prevista un’attività di controllo da parte dell’Agenzia delle entrate attraverso il
flusso informatizzato che si attiverà con la fatturazione elettronica a regime nonché da parte
degli organi di controllo dell’Amministrazione finanziaria e di quelli di revisione interna. I
soggetti passivi fornitori che hanno effettuato operazioni di cui all’articolo 17-ter del decreto n.
633/1972 potranno risultare beneficiari dei rimborsi in via prioritaria dell’eccedenza d’imposta
detraibile a partire dalla richiesta relativa al primo trimestre dell’anno d’imposta 2015 e nel
limite dell’imposta applicata alle operazioni di “scissione dei pagamenti” effettuate.
Fuori dall’applicazione
In merito ad ulteriori problematiche inerenti le operazioni effettuate tramite il Fondo
economale, le carte di credito aziendali e i rimborsi in occasione di viaggi e missioni del proprio
personale, il decreto Mef non fa alcun cenno. Tuttavia, dalla lettura delle disposizioni, si può
ritenere che siano da mantenere escluse dal meccanismo dello split payment le operazioni dei
regimi speciali (editori e agenzie di viaggio) in cui l’Iva non viene esplicitamente esposta nei
documenti giustificativi. Analogamente a tale principio, considerato che il decreto Mef
menziona solo le operazioni per le quali viene emessa fattura ai sensi dell’articolo 21 del decreto
n. 633/1972, possono considerarsi escluse dallo split payment anche tutte quelle operazioni che
trovano giustificazione in documenti di spesa quali scontrini parlanti e ricevute fiscali che non
prevedono l’esposizione dell’Iva in maniera esplicita e che per loro natura debbono comunque
essere contenute all’interno di precisi limiti di importo prefissati dai regolamenti interni
dell’ateneo. Solo in questi ambiti, ferme restando le cause di esclusione previste dal comma 2 del
nuovo articolo 17-ter, le norme sembrano sottrarre al nuovo meccanismo d’imposta le
operazioni di approvvigionamento minori.

L’articolo è stato scritto dal dott. Alberto Domenicali e dal dott. Vincenzo Tedesco in data 04.02.2015 e pubblicato su Scuola24